giovedì 22 settembre 2011

drive nel juke box


I R.E.M., gli R.E.M., si sono sciolti, e così un tassello fondamentale della storia del rock e del pop lascia la scena dopo un decennio fisiologicamente non troppo felice ma non privo di momenti più che dignitosi. I R.E.M. (mi si perdoni la pronuncia italiana, ma io riesco a chiamarli solo così) rappresentano uno dei pochi gruppi che mi hanno accompagnato ininterrottamente dall'adolescenza a oggi. Alcuni gruppi che ascoltavo a quindici anni ora mi hanno stufato. Altri mi piacciono ancora, ma in fondo li ascolterò sì e no una volta all'anno. Altri suscitano in me un senso di imbarazzo, a pensarci oggi. I R.E.M. no. Li ascolto da circa vent'anni, spesso ho almeno un loro CD in macchina, e ogni volta che metto su Green mi stupisco di quanto sia bello.
Quali sono dunque i miei ricordi legati a questa storica band? Iniziai ad ascoltarli credo in prima o seconda liceo, su due musicassette originali (erano, ovviamente, Out of Time e Automatic for the People) prestatemi dal mio amico Mana. Certo, prima ancora avevo visto decine di volte i video di Losing My Religion e Everybody Hurts passare su MTV o Videomusic. Tuttavia, i ricordi più intensi risalgono a un paio d'anni più tardi, all'uscita di Monster. Era l'età giusta per apprezzare un album del genere, e ancora oggi, se tiro fuori il libretto dalla custodia del CD, l'odore e la ruvidezza della sua carta opaca mi riportano a quei giorni, quando mi struggevo all'ascolto di You. Andai anche a vederli in concerto al Palastampa di Torino, insieme a Mana e a Gianfranco, un signore che purtroppo non c'è più e che mi pagò pure il biglietto. In seguito ricordo che mi procurai anche i primi due album, Murmur e Reckoning (Document, Green e gli altri vennero solo più tardi), e durante una vacanza in Umbria con mia sorella comprai una videocassetta contenente alcune riprese live dei vecchi tempi. Credo che fosse uscita in edicola, e allegata c'era anche una storia a fumetti che descriva l'esordio della band. Chissà dov'è finito quel libretto? Sarà in qualche scatolone? Devo assolutamente ritrovarlo.
A quel tempo cantavo anch'io in un gruppo, un classico gruppetto adolescenziale fondato insieme a un paio di miei compagni di classe. Provammo anche a suonare What's the Frequency, Kenneth?, ma la nostra versione scalcinata non uscì mai dalla sala prove. A ogni modo, il ricordo più intenso che ho dei R.E.M. risale a quel periodo, e mi trovavo proprio in compagnia dei Black Riders (così ci chiamavamo). Eravamo tutti insieme in una saletta del bar della stazione di Alba. C'erano un biliardo, forse un videogioco... e poi c'era un juke-box. Sì, proprio un juke-box. Esisteranno ancora? Dato che eravamo "musicisti", ci venne naturale mettere su una canzone. Non credo che ce ne fossero tante che mi piacessero, ma c'era Drive, e allora spesi una moneta per sentirla. All'ascolto provai un brivido, e lo provo tuttora.